A Milano accadono cose curiose.
Una sera alla settimana un nutrito gruppo di aficionados della bicicletta percorrono le strade della città, di notte, rigorosamente senza fanali accesi (ma con fischietti e sonagli a segnalarne la presenza) e scortati dalla polizia municipale, per protestare contro l'uso delle macchine e incoraggiare quello della bicicletta.
Perché di notte? Forse perché di giorno intralcerebbero il traffico e il Comune nega quindi loro il permesso di farlo? A me piace pensare che sia perché questo variegato gruppo di attivisti di giorno si guadagna il pane (e dedica le serate alla sensibilizzazione della cittadinanza)
Non vorrei essere fraintesa e presa per una nemica della bicicletta, perché non è così. Adoro la bici, la uso appena posso e guardo con invidia e rammarico a Paesi Civili (Germania, Olanda e Finaldia per citarne solo 3) dove esistono svariati chilometri di piste ciclabili. In questi Paesi, però, esiste anche un'altra cosa, che rende possibile la convinvenza di auto e pedoni con i cicli: la correttezza dei ciclisti. Inoltre, faccio parte di quel gruppo di (stupidi?) ciclisti che le regole le rispetta. Cosa sceme forse, come segnalare la svolta a sinistra col braccio PRIMA di tagliare la strada in diagonale, fermarsi al semaforo rosso, usare la strada invece dei marciapiedi, rispettare i pedoni e gli altri veicoli...
Il ciclista cittadino medio italico invece è una specie che si ritiene moralmente superiore all'automobilista che incontra, perché non inquina emettendo gas di scarico ricchi di PM10 e amene porcherie ma lo fa emettendo il biossido di carbonio (CO2, anidride carbonica per capirci) e perché puzza di sudore anzichè di benzina. E come si diceva non ha nemmeno il minimo rispetto per i pedoni o per il codice della strada, cui è soggetto in quanto VEICOLO: eccolo infatti sfrecciante in contromano o al semaforo rosso, oppure saltellare su e giù dai marciapiedi facendo slalom tra le vecchiette che fanno la spesa e i ragazzetti che tornano da scuola manco fosse Tomba ai Mondiali di sci.
Come se non bastasse, spesso e volentieri pedala con l'I-Pod nelle orecchie, il che gli impedisce di sentire i rumori della strada, ma lo lancia headlong (cioé a capofitto) nelle note paradisiache della sua musica preferita.
In virtù della sua (presunta) superiorità, se viene coinvolto in un incidente perché si sposta senza segnalare col braccio, emerge all'improvviso in contromano da una curva a gomito o passa col rosso, il cretino delinquente è l'automobilista; se zizagando sul marciapiede travolge un pedone, il cretino cerebroleso è il pedone che non ha visto arrivare Sua Maestà Salvambiente e non si è spostato per cedergli il passo.
Tutto questo succede molto raramente all'estero. Certo direte voi, ci sono le piste ciclabili. Vero, ma questo non dà ai nostri il diritto di andare in giro come se fossero gli unici utenti abilitati della strada. Inoltre, è la mentalità spocchiosa del ciclista nostrano che lo rende oggetto di insulto anziché un modello da seguire.
A Helsinki c'è una via del centro con marciapiedi molto larghi, su parte dei quali è stato destinato uno spazio alla pista ciclabile. I ciclisti restano in quel lembo di marciapiede (separato dal resto da un striscia dipinta per terra, non dal Muro di Berlino) e se per caso il turista non si accorge e pascola (come è successo a me) sulla loro zona, i ciclisti suonano il loro campanello e lo invitano a farsi da parte.
All'estero i ciclisti hanno i fanali sulle bici o almeno indossano o appongono sulla bici materiale catarifrangente, in modo da essere illuminati di notte e non finire stritolati sotto le ruote di qualche veicolo a motore (indispensabile nei Paesi Nordici, dove per 6 mesi l'anno alle 15 è buio come se fossero le 21).
Da noi no. Da noi c'è la giungla. Da noi ogni categoria di utente della strada vessa quello più debole di lui (camion - auto; auto - bici; bici -pedone) con la stessa arrongaza e crudeltà che i signorotti feudali usavano con i loro vassalli. Perché?
Perché per noi le regole sono un fastidio, noi vogliamo i diritti ma non i doveri, noi vogliamo che gli altri ci lascino il nostro spazio vitale ma siamo pronti ad uccidere per invadere quello del nostro vicino.
In generale, perché "da noi manca la cultura, la mentalità", si dice. Probabile, e allora mi dico: se sono riusciti a trovarle gli altri popoli, possiamo farlo anche noi. O no?
13/05/07
21/04/07
Perplessioni calcistiche
Ecco un esempio di perplessione irriverente.
Mi sono fermata a riflettere sul perché sia quasi patologicamente impossibile per l'Inter rispondere adeguatamente alle aspettative nel momento del bisogno.
L'esempio forse più eclatante è la derrota della formazione milanese in concomitanza con l'anniversario della morte di Napoleone (evito di mettere la data esatta per non piagare troppo il cuore dei cuginastri): con la sola eccezione (forse) dell'Arsenal, nessuna squadra prima di quella data aveva mai osato tanto...
Il cliché si è ripetuto questo mercoledì: milioni di tifosi pronti a strombazzare e sbandierare in giro per Milano e le altre città d'Italia in una peninsulare festa-scudetto e questi undici pirla cosa fanno? Si fanno battere dalla Roma e si vedono costretti a rimandare i bagordi.
Ora, in sé la cosa non ha grande rilevanza, se non si tiene appunto conto del fatto che la squadra protagonista di queste performances è sempre la stessa!!! Non capisco e perplessiono: o il team è composto da persone che non sono in grado di reggere lo stress delle situazioni importanti (e non può essere, perché l'atteggiamento si è ripetuto negli anni con allenatori e giocatori sempre diversi) oppure siamo di fronte ad un vero e proprio caso di sfiga nera.
Perplessionerò ancora un poco sull'argomento: se qualcuno ha dei suggerimenti, e vuole unirsi alla discussione, il blog è sempre aperto.
Ciao!
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La banda dei Perplessionisti
Tranquill: questo NON è il blog di una nuova corrente religiosa, né di un nuovo, ulteriore, inutile partito politico.
I Perplessionisti sono persone che realizzano riflessioni partedo da una o più perplessità su vari argomenti.
Un esempio di perplessionismo? Niccolò Copernico, che partedo da una perplessità circa i movimenti dei corpi celesti, tramite riflessione e studio è approdato alla conclusione che ha rivoluzionato il nostro modo di rapportarci all''universo.
Più in generale sono perplessionisti gli scienziati, gli esploratori, gli archeologi, gli storici, i filosofi, e tutte le persone dotate di abbondante curiosità e senso critico.
Alcune perplessioni di questo blog saranno serie e agganciate al mondo reale, altre saranno più facete e anche un po' irriverenti: del resto, il perplessionista perplessiona su tutto (o quasi).
Quindi a presto e... Buone perplessioni
Celtic Manu
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